di mio padre nessuno può dire "era uno dei nostri".
u.a., da un'intervista a nazione indiana.
mi alzo poco convinta, ma non ho puntato la sveglia e sono stata comunque punt
ualissima. ci metterò un paio di giorni ad abituarmi, a considerare che potrò tranquillamente bivaccare nel letto, senza farmi troppi problemi. mi mancheranno le guardie all'ingresso, il loro giudizio sul lavoro, la considerazione per quel che accade nella redazione dietro la guardiola. mi mancherà la gioia sincera, le urla felici degli inviati quando qualcuno dei loro torna a casa, e so che mi mancherà anche il mobile nella stanza del capo. al colloquio, a dicembre, feci scendere sandro, mi fastidiava averlo appollaiato alle spalle, genere gufo. e adesso lo so anche io che quello è il posto più comodo per
ascoltare. mi mancheranno le pile di libri del capo, che si fanno scivolare e sposticchiare, quando ci si riunisce. non c'è mai abbastanza spazio sul mobile. e gli occhi del capo, puntati dritti in faccia quando si parla. quelli mi mancheranno più di tutti. non sono arrivati i dati, è arrivato un messaggio. 13,84, partitanonostante. è stata una serata, davvero. dopo i dati, poco dopo i dati, mello mi gira due mail.
"Per la prima volta... …non è Travaglio la voce più significativa della serata, ma il ragazzo siciliano che ha messo nell’angolo Cirino Pomicino in trenta secondi. Non per questo nello sguardo di Pomicino è passata neanche l’ombra della consapevolezza, ma complimenti al giovane per la prontezza e i modi. Se più giornalisti e magari anche qualche politico ne fossero capaci, le cose non sarebbero e non sarebbero state così disperatamente nere. Saluti. G. M." "Non so chi sia quel Ragazzo che le ha cantate a Pomicino, ma vorrei abbracciarlo e dirgli mille volte grazie. Grazie anche a chi lo ha lasciato parlare. S.R."
in una delle pause pubblicitarie, pomicino si è avvicinato all'avvocato ambrosoli. "avvocato, volevo significarle che da ministro del bilancio mi occupai delle vicende del banco ambrosiano e sposai in pieno la teoria di suo padre, tanto da salvarlo dall'ennesima rovina." umberto ha ritratto la mano, se l'è impercettibilmente strofinata sul pantalone, prima di infilarla in tasca. e chiedere al caporedattore di ricordare a pomicino che suo padre si occupò della bpi, e calvi dell'ambrosiano. il ragazzo del quale si parla nelle due mail, e in qualche commento sul blog, è uno intelligente, educato, tranquillo che ha serenamente espresso al signor pomicino (che nel vidiwall sorrentino mostrava fare le scivolate sui pavimenti di montecitorio...) un'opinione. e lo ha fatto con una correttezza esemplare. al punto da lasciare pomicino a corto di parole. di battute e sorrisetti. quanto a umberto, quello che segue è parte di quello che avevo preparato per il capo.
“la vicenda di
mio padre mi ha dato, da figlio e nel dolore, il più grande insegnamento che un uomo possa riceve da un altro. mi ha insegnato come si sta al mondo, come si è liberi, come ci si assumono le proprie responsabilità ad ogni livello.” di suo padre, u. a. ricorda prima di tutto questo. i suoi ricordi, anche quelli di bambino, sono oramai pochissimi, così pochi da poter essere confusi, nella memoria, con le immagini del film che sulla storia di suo padre è stato realizzato. u. ha 7 anni ed è al mare coi suoi fratelli f. e f., di poco più grandi di lui, quando il 12 luglio 1978 viene svegliato prestissimo (e anche questo presto appartiene ai suoi ricordi) da sua madre. devono tornare a milano, è success
o qualcosa a papà. in autogrill, durante una sosta, alle porte di milano, i ragazzi sentono la radio. ed u. coglie la parola "assassinato" accostata al nome di suo padre. qualche giorno prima, raccontandogli la storia di umberto I di savoia, g. a. racconta al figlio che il re e’ stato, appunto, “assassinato”. e per qualche strano motivo, u. capisce che essere assassinati è essere presi a pietrate, e in quell’autogrill, quel 12 luglio, si chiede perché mai qualcuno abbia preso a pietrate suo padre. la madre e la nonna accompagnano i ragazzi a vedere il padre per l’ultima volta all’obitorio. di quei giorni, di quel dolore, di quel non capire, u. ricorda la serenità, la grande serenità con la quale la madre ha affrontato la situazione. di suo padre, oggi ricorda la passione per il gioco coi suoi figli, ed è una cosa che non lo abbandona mai, una dolcezza e una vitalità che hanno fissato per sempre il suo ricordo del padre. ai ragazzi l’avvocato a. aveva spiegato di svolgere un lavoro di grossa responsabilità, un lavoro che andava fatto e che lui amava fare. u. ricorda la borsa di cuoio, coi documenti ammonticchiati sulla scrivania, il fatto che nonostante tutto suo padre tornasse a casa ogni sera per cena, per stare con loro. delle minacce di morte sa tutto. ha l’abitudine di ascoltare da dietro le porte, e una notte sorprende i genitori, mentre il padre fa ascoltare la registrazione della telefonata del killer arico a suo padre. “non la salvo”, aveva detto, mica “l’ammazzo”. ma u. smette di dormire, non ha pace, e ricorda che il padre discusse con lui della cosa, e lo tranquillizzò. il vizio di origliare fu comodo, per u., anche per essere sempre aggiornato sull’andamento delle vicende giudiziarie e legali che fecero seguito all’omicidio di suo padre. sempre da dietro la porta, u. sente la madre leggere la lettera che sindona le ha scritto (facendola avere anche ai giornali leggermente censurata) prima dell’inizio del processo. la riga mancante, quella che i giornali non hanno ricevuto, dice “si ricordi che è stata lei la prima ad aggredire”. di quello che il padre ha rappresentato ed è stato per il paese, u. capisce tutto nei giorni dopo la morte. dalle parole degli amici, che lo ricordano ora come un uomo onesto, o coraggioso, o eroico, tutti concetti che gli saranno utili per sentirsi accompagnato dal padre nel suo percorso. oggi u. fa l’avvocato penalista, ha un figlio che si chiama g. e una bambina di 2 anni e mezzo. da poco aspetta un terzo bambino. fa l’avvocato penalista perché lo affascina vedere come si comportano le persone davanti all’assunzione di responsabilità, “che cosa fanno le persone quando tocca a loro?”.
ieri sera, uscendo, mi è tornato l'istinto del bilancio di fine programma. e oggi mi sono portata ad addomesticare. tutti questi mesi di lavoro, di casini e di fatica mi hanno lasciata con una pettinatura ad ananas, due sopracciglia da domare e una gran voglia di ca
mminare. sulla scrivania, la pila dei libri per l'estate aumenta, e da qualche
parte, sul comò, c'è un blocco di fogli che sono un libro che devo leggere per l'editore. è una serata fresca, ho la mazzetta del sabato accanto, sul divano, e tre giornali di cucina inglese e americana. da qualche parte nina ronfa tranquilla e il fidanzato si riposa delle scarpinate di ieri notte e di oggi. fra qualche giorno questo circo sarà qualcosa di assolutamente diverso. le cose cambieranno di nuovo, tutto va rinegoziato, ripensato, rimesso in piedi. e nei mesi di vacanza, potrò leggere, scrivere, tornare a rimettere qualcosa nel cassetto, rimettermi a studiare, a guardare film e documentari. decisamente, niente sarà più com'è stato fin qui.
accade, talvolta, che un microscopico moscerino increspi la superficie di una pozzanghera più della caduta di un enorme sasso. è ciò che avvenne quella domenica alla chataigneraie. altre domeniche, nella memoria dei donge, erano rimaste in un certo senso storiche, come la domenica della bufera, quando il faggio si era schiantato al suolo "appena 3 minuti dopo che era passata la mamma", oppure la domenica della grande litigata, che aveva raffreddato per parecchi mesi i rapporti fra le due coppie. quella domenica, che si potrebbe chiamare la domenica del grande dramma, trascorse invece con la limpidezza e la calma di un ruscello in pianura."
george simenon, "la verità su bébé donge", adelphi.
ualissima. ci metterò un paio di giorni ad abituarmi, a considerare che potrò tranquillamente bivaccare nel letto, senza farmi troppi problemi. mi mancheranno le guardie all'ingresso, il loro giudizio sul lavoro, la considerazione per quel che accade nella redazione dietro la guardiola. mi mancherà la gioia sincera, le urla felici degli inviati quando qualcuno dei loro torna a casa, e so che mi mancherà anche il mobile nella stanza del capo. al colloquio, a dicembre, feci scendere sandro, mi fastidiava averlo appollaiato alle spalle, genere gufo. e adesso lo so anche io che quello è il posto più comodo per
ascoltare. mi mancheranno le pile di libri del capo, che si fanno scivolare e sposticchiare, quando ci si riunisce. non c'è mai abbastanza spazio sul mobile. e gli occhi del capo, puntati dritti in faccia quando si parla. quelli mi mancheranno più di tutti. non sono arrivati i dati, è arrivato un messaggio. 13,84, partitanonostante. è stata una serata, davvero. dopo i dati, poco dopo i dati, mello mi gira due mail."Per la prima volta... …non è Travaglio la voce più significativa della serata, ma il ragazzo siciliano che ha messo nell’angolo Cirino Pomicino in trenta secondi. Non per questo nello sguardo di Pomicino è passata neanche l’ombra della consapevolezza, ma complimenti al giovane per la prontezza e i modi. Se più giornalisti e magari anche qualche politico ne fossero capaci, le cose non sarebbero e non sarebbero state così disperatamente nere. Saluti. G. M." "Non so chi sia quel Ragazzo che le ha cantate a Pomicino, ma vorrei abbracciarlo e dirgli mille volte grazie. Grazie anche a chi lo ha lasciato parlare. S.R."
in una delle pause pubblicitarie, pomicino si è avvicinato all'avvocato ambrosoli. "avvocato, volevo significarle che da ministro del bilancio mi occupai delle vicende del banco ambrosiano e sposai in pieno la teoria di suo padre, tanto da salvarlo dall'ennesima rovina." umberto ha ritratto la mano, se l'è impercettibilmente strofinata sul pantalone, prima di infilarla in tasca. e chiedere al caporedattore di ricordare a pomicino che suo padre si occupò della bpi, e calvi dell'ambrosiano. il ragazzo del quale si parla nelle due mail, e in qualche commento sul blog, è uno intelligente, educato, tranquillo che ha serenamente espresso al signor pomicino (che nel vidiwall sorrentino mostrava fare le scivolate sui pavimenti di montecitorio...) un'opinione. e lo ha fatto con una correttezza esemplare. al punto da lasciare pomicino a corto di parole. di battute e sorrisetti. quanto a umberto, quello che segue è parte di quello che avevo preparato per il capo.
“la vicenda di
mio padre mi ha dato, da figlio e nel dolore, il più grande insegnamento che un uomo possa riceve da un altro. mi ha insegnato come si sta al mondo, come si è liberi, come ci si assumono le proprie responsabilità ad ogni livello.” di suo padre, u. a. ricorda prima di tutto questo. i suoi ricordi, anche quelli di bambino, sono oramai pochissimi, così pochi da poter essere confusi, nella memoria, con le immagini del film che sulla storia di suo padre è stato realizzato. u. ha 7 anni ed è al mare coi suoi fratelli f. e f., di poco più grandi di lui, quando il 12 luglio 1978 viene svegliato prestissimo (e anche questo presto appartiene ai suoi ricordi) da sua madre. devono tornare a milano, è success
o qualcosa a papà. in autogrill, durante una sosta, alle porte di milano, i ragazzi sentono la radio. ed u. coglie la parola "assassinato" accostata al nome di suo padre. qualche giorno prima, raccontandogli la storia di umberto I di savoia, g. a. racconta al figlio che il re e’ stato, appunto, “assassinato”. e per qualche strano motivo, u. capisce che essere assassinati è essere presi a pietrate, e in quell’autogrill, quel 12 luglio, si chiede perché mai qualcuno abbia preso a pietrate suo padre. la madre e la nonna accompagnano i ragazzi a vedere il padre per l’ultima volta all’obitorio. di quei giorni, di quel dolore, di quel non capire, u. ricorda la serenità, la grande serenità con la quale la madre ha affrontato la situazione. di suo padre, oggi ricorda la passione per il gioco coi suoi figli, ed è una cosa che non lo abbandona mai, una dolcezza e una vitalità che hanno fissato per sempre il suo ricordo del padre. ai ragazzi l’avvocato a. aveva spiegato di svolgere un lavoro di grossa responsabilità, un lavoro che andava fatto e che lui amava fare. u. ricorda la borsa di cuoio, coi documenti ammonticchiati sulla scrivania, il fatto che nonostante tutto suo padre tornasse a casa ogni sera per cena, per stare con loro. delle minacce di morte sa tutto. ha l’abitudine di ascoltare da dietro le porte, e una notte sorprende i genitori, mentre il padre fa ascoltare la registrazione della telefonata del killer arico a suo padre. “non la salvo”, aveva detto, mica “l’ammazzo”. ma u. smette di dormire, non ha pace, e ricorda che il padre discusse con lui della cosa, e lo tranquillizzò. il vizio di origliare fu comodo, per u., anche per essere sempre aggiornato sull’andamento delle vicende giudiziarie e legali che fecero seguito all’omicidio di suo padre. sempre da dietro la porta, u. sente la madre leggere la lettera che sindona le ha scritto (facendola avere anche ai giornali leggermente censurata) prima dell’inizio del processo. la riga mancante, quella che i giornali non hanno ricevuto, dice “si ricordi che è stata lei la prima ad aggredire”. di quello che il padre ha rappresentato ed è stato per il paese, u. capisce tutto nei giorni dopo la morte. dalle parole degli amici, che lo ricordano ora come un uomo onesto, o coraggioso, o eroico, tutti concetti che gli saranno utili per sentirsi accompagnato dal padre nel suo percorso. oggi u. fa l’avvocato penalista, ha un figlio che si chiama g. e una bambina di 2 anni e mezzo. da poco aspetta un terzo bambino. fa l’avvocato penalista perché lo affascina vedere come si comportano le persone davanti all’assunzione di responsabilità, “che cosa fanno le persone quando tocca a loro?”.ieri sera, uscendo, mi è tornato l'istinto del bilancio di fine programma. e oggi mi sono portata ad addomesticare. tutti questi mesi di lavoro, di casini e di fatica mi hanno lasciata con una pettinatura ad ananas, due sopracciglia da domare e una gran voglia di ca
mminare. sulla scrivania, la pila dei libri per l'estate aumenta, e da qualche
parte, sul comò, c'è un blocco di fogli che sono un libro che devo leggere per l'editore. è una serata fresca, ho la mazzetta del sabato accanto, sul divano, e tre giornali di cucina inglese e americana. da qualche parte nina ronfa tranquilla e il fidanzato si riposa delle scarpinate di ieri notte e di oggi. fra qualche giorno questo circo sarà qualcosa di assolutamente diverso. le cose cambieranno di nuovo, tutto va rinegoziato, ripensato, rimesso in piedi. e nei mesi di vacanza, potrò leggere, scrivere, tornare a rimettere qualcosa nel cassetto, rimettermi a studiare, a guardare film e documentari. decisamente, niente sarà più com'è stato fin qui.accade, talvolta, che un microscopico moscerino increspi la superficie di una pozzanghera più della caduta di un enorme sasso. è ciò che avvenne quella domenica alla chataigneraie. altre domeniche, nella memoria dei donge, erano rimaste in un certo senso storiche, come la domenica della bufera, quando il faggio si era schiantato al suolo "appena 3 minuti dopo che era passata la mamma", oppure la domenica della grande litigata, che aveva raffreddato per parecchi mesi i rapporti fra le due coppie. quella domenica, che si potrebbe chiamare la domenica del grande dramma, trascorse invece con la limpidezza e la calma di un ruscello in pianura."
george simenon, "la verità su bébé donge", adelphi.

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