martedì 14 luglio 2009

la metà della metà andrebbe benone...


selene ene a'
come e' facile ballar.
selene ene a'
lascia tutto e vieni qua.
selene ene a'
e' un mistero e non si sa
il peso sulla luna
e' la meta' della meta'.
selene ene a'
come e' facile ballar.

selene, modugno.

adoro i compleanni. mi piacciono le candeline, lo spacchettamento, l'attesa, l'idea di cosa mai ci sarà, la scelta della torta, o fare la torta, la scelta del ristorante o preparare tutto. mi piace il fatto che nel giorno del mio compleanno si sovrappongono serenamente un sacco di ricordi di altri giorni di compleanno, tutti di periodi diversi della mia vita. i pescatori che tirano a riva le reti e i pesciolini fritti che mangio con gli amici d'infanzia al mare, sulla spiaggia. l'odore di buono della ciccia delle braccia della mia mamma quando mi stringe. i bignè della nonna. i sorriso di mio padre. un enorme topolino di pezza ricevuto a 5 anni, un compleanno passato a letto con la varicella, i bagni di mezzanotte, il primo bacio, i piedi nudi sulla sabbia, gli aperitivi con gli amici a roma, a milano, in un sacco di posti in cui ho vissuto. mi piace il fatto che sembra capodanno ma non è triste come capodanno, pare natale ma non devi scervellarti per farei regali agli altri. questa volta mi piace anche il fatto che sia un anno 5. e il peso sulla luna è la metà della metàààààà...

lunedì 13 luglio 2009

ex libris.

some say the world will end in fire,
some say in ice.
from what I’ve tasted of desire
I hold with those who favor fire.
but if it had to perish twice,
I think I know enough of hate
to know that for destruction ice
is also great
and would suffice.

robert frost, fire and ice.

terre e moti.


se non puoi essere un albero, sii un cespuglio.
se non puoi essere una via maestra, sii un sentiero.
se non puoi essere un sole, sii una stella.


rientrare quasi alla chetichella, con un giorno, una notte e mezza mattinata di ritardo. ecchisene. trovare code in entrata, code in uscita, niente carrellini per l'acqua ma una fontana sulla quale arrampicarsi come neanche quando si andava al mare e c'erano le fontane e ci si fermava a riempire le taniche. avere due desideri due, non saper bene che fine abbia fatto quello A ma aver realizzato il B saccheggiando un prato, verso il tramonto di ieri. aver fatto le prove tecniche di trasmissione, essersi mossi non leggeri ma con impegno ridanciano, aver preso tanta di quella polvere che i capelli sono biondo cenere come quelli di alessia, aver camminato per così tanto sotto il sole che poteva anche venire la cotta del muratore, o del ciclista, o dell'agricoltore. ma poi. poi aver trovato un alberghetto vista mare, con terrazzino per cotonarci una cotonata e apparecchiarci anche una cosa che somiglia ad una cena tranquilla, mossa dal vento, molto buona e molto al sacco. pensare a quella massima nonnesca che prevedeva il sacco in altri significati e farci un pensierino. aver poi ripetuto la trafila, con polvere, scarpinate, domande poste e risposte attese in silenzio, senza nemmeno la penna, senza nemmeno il blocchetto. aver digiunato a cocomero ed acqua, a pane ancora caldo e vino che se n'è salvata una bottiglia sola, nella nostra cantina. aver visto 3 faglie, ascoltato racconti di pastori che cominciavano incomprensibili e finivano chiari e cristallini come la luce del sole dell'alba sull'adriatico, rubata a un riposo blando e piumoso. non aver avuto modo di comunicare, che è anche un ottimo modo per tacersi e pensare, per ascoltare solo quel che accade in diretta, ed è reale. non aver proclami, non aver obiettivi da abbattere, non essere diventati populisti nemmeno stavolta. non credere ai propri occhi tanto da usare la telecamera per raccontare quello che altri vedono, non credono, non possono accettare. aver di nuovo cenato al sacco sul terrazzo, di nuovo cotonato la cotonabile, alzato gli occhi al cielo, mosso i capelli al vento, e offerto le gambe al sole. a ciclo continuo, per 3 notti e 3 dì.
e poi, dopo tanta bicicletta, essere ridiventata un delfino quasi perfetto.

venerdì 10 luglio 2009

g8.




the birds that came to it through the air
at broken windows flew out and in,
their murmur more like the sigh we sigh
from too much dwelling on what has been.

yet for them the lilac renewed its leaf,
and the aged elm, though touched with fire;
and the dry pump flung up an awkward arm:
and the fence post carried a strand of wire.

for them there was really nothing sad.
but though they rejoiced in the nest they kept,
one had to be versed in country things
not to believe the phoebes wept.

the need of being versed in country things, robert frost.


dunque, vediamo come va. che tornar su strada non è esattamente la cosa più semplice del mondo. prima di tutto non so nemmeno se abbiamo i permessi, poi le autostrade sono ufficialmente chiuse, poi io sono anche fuori esercizio. e non c'è niente di chiaro, e non c'è niente di preciso. intanto si va, che è un fatto.

giovedì 9 luglio 2009

nottola.

essere o non essere, questo è il problema. se sia più nobile sopportare le percosse e le ingiurie di una sorte atroce, oppure prendere le armi contro un mare di guai e, combattendo, annientarli.
morire, dormire. niente altro. e dire che col sonno mettiamo fine al dolore del cuore e ai mille colpi che la natura della carne ha ereditato. è un epilogo da desiderarsi devotamente. morire, dormire. dormire, forse sognare: ah, c'é l'ostacolo, perchè in quel sogno di morte il pensiero dei sogni che possano venire, quando ci saremo staccati dal tumulto della vita, ci rende esitanti.
altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo le ingiurie degli oppressori, le insolenze dei superbi, le ferite dell'amore disprezzato, le lungaggini della legge, l'arroganza dei burocrati e i calci che i giusti e i mansueti ricevono dagli indegni. qualora si potesse far stornare il conto con un semplice pugnale, chi vorrebbe portare dei pesi per gemere e sudare sotto il carico di una vita logorante se la paura di qualche cosa dopo la morte, il paese inesplorato dal quale nessun viandante ritorna, non frenasse la nostra volontà, facendoci preferire i mali che sopportiamo ad altri che non conosciamo? così la coscienza ci fa tutti vili e così il colore innato della risolutezza, lo si rovina con una squallida gettata di pensiero e le imprese d'alto grado e il momento, proprio per questo, cambiano il loro corso e perdono persino il loro nome di azioni.


è una sera dolce, morbida, e stanca. così stanca che mi sembra di essere stanca da mesi, da anni, da secoli. dormo e non riesco a svegliarmi. questo monologo l'ho letto milioni di anni fa, su un libro di liala. le cose curiose, le cose belle, arrivano sempre come e quando non te le aspetti. ho un sonno pastoso, rotondo, senza sogni e senza volti, non accade null'altro che il sonno. mi addormento guardando il cielo, carcando pace nei respiri che si fanno sempre più regolari, fino a quando non mi sento più. è tutto qui dentro, e addormentarmi cercando le stelle mi fa tranquilla, quasi serena.

il cavallo, il glicine e il teatro.


la fantasia è un posto dove ci piove dentro.

italo calvino, lezioni americane.


andavo a letto dopo carosello. mi piaceva lo spot con la linea, con papà facevamo lunghi discorsi cercando di imitarne la vocetta. andavo pazza per gli spot della nutella, e ne avevo creato uno mio, in cui sconsigliavo vivamente di mettere il barattolo in frigorifero. a conti fatti, a farlo oggi, non è male. è un po' come scucchiaiarsi un cremino fiat enorme. un sacco di trasmissioni che mi piacevano andavano in onda dal teatro delle vittorie. e il teatro delle vittorie è stato per tanto tempo una parte della mia vita, non solo il mio posto di lavoro. al teatro delle vittorie ho fatto il mio primissimo ingresso da ospite e il primo da lavoratore rai. è stato tutto veloce, a guardarlo da qui. è un posto speciale. è speciale che ci lavora, di solito il meglio del meglio del meglio delle maestranze rai, è speciale anche la guardia all'ingresso. e le donne delle pulizie lavorano con indosso la maglia della loro squadra preferita, il sabato e la domenica. all'ingresso artisti, in un vicolo stretto in cui ogni giorno va in scena una lite abitanti/impiegati rai per il parcheggio, c'è una colonia di gatti che è considerata sacra e beneaugurante. sul lato sinistro c'è un glicine meraviglioso, enorme e profumatissimo che ricade a cascata sul marciapiede. una marea di ricordi mi legano al glicine e al luogo, alle finestre che stavano accanto alla mia scrivania, alla rai, a quei giorni. una quantità di emozioni che mi scuote e mi fa anche male.
fra poco uscirò e andrò a viale mazzini a firmare la fine del mio contratto. non ce ne saranno altri, non per il momento, almeno. e se anche dovesse ricapitare, non sarà mai più per le stesse cose, negli stessi posti, negli stessi ruoli. per una decina di anni la mia vita si è svolta attorno a viale mazzini, anche la mia casa è stata scelta perché ci si mettono 10 minuti ad andare a piedi al teatro delle vittorie. adesso non è più necessario, infatti fra poco cambierò indirizzo. nonostante il sollievo, nonostante le cose che sto facendo ora mi diano diversa e maggiore soddisfazione, questo sollievo ha una punta dolorosa. ci ho messo 3 giorni a dimettermi dall'ultima redazione, e mi è stata comunque offerta la possibilità di restare con un piede dentro. la rai resta la più grande macchina culturale di questo paese, e nel bene e nel male, a chi ci ha lavorato ha insegnato la curiosità, la libertà di pensiero, l'autonomia. tutte cose che ora non vanno di moda, lì come altrove. per cui, con una bella bic nera, sorridendo al signore che mi ha fatto contratti per qualche anno, metterò la mia firma in fondo a quel contratto scaduto. ci lascio un pezzo di cuore, ma forse anche quello, come il fegato che mi ci son mangiata negli ultimi mesi, probabilmente si sistemerà per conto suo.

mercoledì 8 luglio 2009

au début.




ogni tre ami
c'è una stella marina

ogni tre stelle

c'è un aereo che vola

ogni balcone
una bocca
che m'innamora




le acciughe fanno il pallone, fabrizio de andrè.


sul fiume, a prendere il fresco. interrotta da telefonate di segnalazione di arrivi e partenze, presa da tutta una conversazione buffa e interessante, gesticolata e accompagnata. la luna è dolce e piena, anche quando si parla di faglie, di possibilità d'inchiesta, di cose da leggere e da andare a vedere. sembra tutto semplice, sembra tutto lineare. ha una sua armonia. venerdì si va all'aquila.